Ho trovato

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Nel bel mezzo dell’odio,

ho trovato che c’era, dentro di me,

un invincibile amore.

Nel bel mezzo delle lacrime,

ho trovato che c’era, dentro di me,

un invincibile sorriso.

Nel bel mezzo del caos,

ho trovato che c’era, dentro di me,

un’invincibile calma.

Nel bel mezzo dell’inverno,

ho infine imparato che vi era in me

un’invincibile estate.

E che ciò che mi rende felice.

Perché afferma che non importa quanto

duramente il mondo vada contro di me,

in me c’è qualcosa di più forte,

qualcosa di migliore che mi spinge subito indietro.

Albert Camus  

Vieni

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Vieni,

riposa qui.

Già si adagia

la notte

su letti stanchi di solitudine.

Sul tuo petto,

un altro inverno di nostalgie,

sul mio seno

un amore mai redento.

Troppo breve

il tempo di un addio,

troppo lungo

quello di un per sempre.

Olga Tamburini 

Ecco Aprile

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Ecco aprile, la noia
Dei cieli d’acqua di polvere,
La quiete della stuoia
Alla finestra, una ferita;
Questa aliena presenza della vita
Nel vano delle porte
Nei fiumi tenui di cenere
Nel tuo passo echeggiato dalle volte.

Mario Luzi

Incontro

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Queste dure colline che han fatto il mio corpo
e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

L’ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
sotto le stelle ambigue, nella foschia d’estate.
Era intorno il sentore di queste colline
più profondo dell’ombra, e d’un tratto suonò
come uscisse da queste colline, una voce più netta
e aspra insieme, una voce di tempi perduti.

Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi
definita, immutabile, come un ricordo.
Io non ho mai potuto afferrarla, la sua realtà
ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.
Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
mi sorprende, a pensarla, un ricordo remoto
dell’infanzia vissuta tra queste colline,
tanto è giovane. È come il mattino. Mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta
che abbia avuto mai l’alba su queste colline.

L’ho creata dal fondo di tutte le cose
che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.


(da “Lavorare stanca”, 1936)

Cesare Pavese

Erano cento

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Erano cento

erano cento uomini in arme.

Quando il sole sorse nel cielo,

tutti fecero un passo in avanti.

Ore passarono, senza suono:

le loro palpebre non sbattevano.

Quando suonarono le campane,

tutti mossero un passo in avanti.

Così passò il giorno e fu sera,

ma quando fiorì in cielo la prima stella,

tutti insieme fecero un passo in avanti.

“Indietro, via di qui, fantasmi immondi

ritornate alla vostra vecchia notte”:

ma nessuno rispose, e invece.

tutti in cerchio, fecero un passo in avanti.

Primo Levi

Piaceri

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Il primo sguardo dalla finestra al mattino
il vecchio libro ritrovato
volti entusiasti
neve, il mutare delle stagioni
il giornale
il cane
la dialettica
fare la doccia, nuotare
musica antica
scarpe comode
capire
musica moderna
scrivere, piantare
viaggiare
cantare
essere gentili.

Bertolt Brecht

La notte

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Della notte so poco

ma la notte sembra sapere di me,

e in più, mi cura come se mi amasse,

mi copre la coscienza con le sue stelle.

Forse la notte è niente

e le congetture sopra di lui

niente, e gli esseri che la vivono

niente.

Forse le parole sono

l’unica cosa che esiste nell’enorme

vuoto dei secoli che

ci graffiano l’anima

con i loro ricordi.

Alejandra Pizarnik

Ogni notte

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Ogni notte, tornando dalla vita,
dinanzi a questo tavolo
prendo una sigaretta
e fumo solitario la mia anima.
La sento spasimare tra le dita
e consumarsi ardendo.
Mi sale innanzi agli occhi con fatica
in un fumo spettrale
e mi ravvolge tutto,
a poco a poco, d’una febbre stanca.
I rumori e i colori della vita
non la toccano piú:
sola in sé stessa è tutta macerata
di triste sazietà
per colori e rumori.
Nella stanza è una luce violenta
ma piena di penombre.
Fuori, il silenzio eterno della notte.

 

Cesare Pavese 

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Niente

è più inabitabile

di un posto

dove  siamo stati felici.

Cesare Pavese

Pensa che si muore

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Pensa che si muore
e che prima di morire tutti hanno diritto a un attimo di bene.
Ascolta con clemenza.
Guarda con ammirazione le volpi, le poiane, il vento, il grano.
Impara a chinarti su un mendicante, ad accarezzare un cane.
Cerca continuamente parole migliori.
Impara a sentire l’energia del dolore, della vecchiaia,
della povertà e della disperazione.
Coltiva il tuo rigore e lotta fino a rimanere senza fiato.
Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo,
dai tutto te stesso, senza avarizia, senza remore.
Diffida della ragione, dei ragionamenti, della freddezza stitica,
dei cuori rinsecchiti.
Non limitarti a galleggiare, scendi verso il fondo
anche a rischio di annegare.
Sorridi di questa umanità che si aggroviglia su se stessa
e cedi la strada agli alberi.

Franco Arminio
“Decalogo del paesologo provvisorio”